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Un Paese Pericoloso? Il "Furore" di John Steinbeck e il crollo del mito puritano
Nel 1939, con il suo romanzo Furore, John Steinbeck osò sfidare il dogma su cui si fonda il puritanesimo capitalista americano: l'idea che il successo economico sia una benedizione di Dio e la povertà una colpa individuale.
Libero Gentili
10/2/20262 min leggere


Oggi pubblichiamo l'ultimo episodio della nostra serie "Un paese pericoloso?", intitolato "Il furore di John Steinbeck". In questa puntata conclusiva affrontiamo un capolavoro assoluto della letteratura: The Grapes of Wrath (Furore), scritto da John Steinbeck nel 1939, e il suo celebre adattamento cinematografico diretto da John Ford nel 1940.
Quest'opera rappresenta un attacco frontale e spietato al puritanesimo americano e alla sua degenerazione capitalistica. Il puritanesimo si fonda su un individualismo radicale: il successo materiale è considerato un segno del favore di Dio, mentre la povertà viene vista come una colpa e un peccato. Attraverso l'epica e tragica migrazione della famiglia Joad, sfrattata dalle banche durante la Grande Depressione e in viaggio verso la California, Steinbeck distrugge questo dogma. Nel romanzo l'individualismo freddo e meccanico è incarnato dalle banche e dai trattori che distruggono le case senza pietà, rendendo chi calpesta gli altri il vero peccatore.
Il vero viaggio morale dei protagonisti è il passaggio dall' "io" (la semplice sopravvivenza del nucleo familiare chiuso) al "noi" (l'abbraccio alla grande famiglia umana). La figura centrale di questa trasformazione è l'ex predicatore Jim Casy. Con le sue iniziali (J.C.), Casy è una figura cristica che rinnega la chiesa tradizionale per predicare una religione "orizzontale": il divino non si trova in un Dio distante e punitivo, ma nella solidarietà terrena, nello scioperare insieme e nel dividere il pane con altri disperati.
Steinbeck chiude il suo romanzo con un potentissimo gesto di solidarietà umana: Rose of Sharon, dopo aver partorito un bimbo nato morto, offre il proprio latte materno a uno sconosciuto che sta morendo di fame. Questo finale frantumò la morale borghese dell'America del 1939. La reazione dell'establishment fu feroce: il libro venne accusato di propaganda sovietica, Steinbeck finì sotto sorveglianza dell'FBI e l'opera venne bandita da molte biblioteche pubbliche e persino bruciata nelle piazze. Solo l'intervento della First Lady Eleanor Roosevelt, che visitò di persona i campi profughi confermando la veridicità dei fatti raccontati, salvò l'opera dalla distruzione.
Questa censura non colpì solo l'America. Nel capolavoro cinematografico di John Ford, il finale fu reso più ottimista con il celebre discorso di Ma Joad: "Noi siamo il popolo, noi andiamo avanti e non ci possono distruggere". Tuttavia, quando il film arrivò nelle sale italiane nel dopoguerra, questo discorso terrorizzò la censura democristiana. Temendo che quelle parole potessero suonare come un inno socialista e un incitamento alla lotta di classe, la scena venne tagliata di netto, motivo per cui ancora oggi, nelle versioni restaurate, l'audio italiano in quel punto esatto salta, passando all'inglese originale.
Questa puntata conclude il nostro viaggio riassumendo in quattro punti i pilastri di questa riflessione sull'America:
Il peccato originale (La città sulla collina): L'idea che l'America sia una nazione eletta da Dio, che divide il mondo in eletti e dannati e non tollera il fallimento.
La maschera (La religione civile): Il puritanesimo camuffato in un patriottismo che emargina i non credenti dicendo loro che senza un creatore non sono moralmente affidabili.
La minaccia (L'impero del bene): Una politica estera vissuta come crociata armata di Dio, che oggi si riflette anche internamente con il nazionalismo cristiano.
L'antidoto (Dal puritano al noi): La solidarietà di classe e umana raccontata da Steinbeck, l'unica vera minaccia al potere del dio civile americano.
Dopo questo viaggio tra padri fondatori e pagine bruciate, siete pronti a togliere il punto interrogativo dal titolo della nostra serie?.

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