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Pranayama Ep. 7: Iperventilazione, Kumbhaka e l'Arte di non Scoppiare come Palloncini
Oltre i miti dell'ossigeno: la fisiologia del respiro e la delicatezza della sospensione.
Libero Gentili
5/26/20262 min leggere


Ci stiamo finalmente avvicinando alla vera e propria dimensione del Pranayama, fatta di ritmi, Bandha e Mudra appropriate. Se abbiamo avuto la pazienza di frequentare la "scuola primaria" della fisiologia, ora possiamo accedere agli "studi superiori" della pratica. Questo approccio graduale è fondamentale per evitare quella consumata e disarmante cialtroneria che alcune sottoculture insistono ancora a propinare.
In questo settimo episodio, affrontiamo dinamiche potenti e spesso fraintese, smontando alcune false credenze radicate e introducendo l'essenza stessa del controllo respiratorio.
Il Falso Mito dell'Iperventilazione
Durante pratiche estreme come il Kapalabhati, stiamo di fatto iperventilando. La convinzione comune è che l'iperventilazione conduca enormi quantità di ossigeno ai tessuti, ma questo non è esatto.
Il vero problema dell'iperventilazione non è l'aumento dell'ossigeno, bensì la drastica riduzione dell'anidride carbonica arteriosa. Questa riduzione restringe le piccole arterie e le arteriole del cervello e del midollo spinale. Immaginate un'arteriola come un ugello regolabile alla fine di un tubo da giardino: quando l'anidride carbonica cala, questo ugello compie un "giro di vite", limitando l'afflusso di sangue ai tessuti cerebrali.
Questo meccanismo spiega perché i principianti possono provare fatica, irritabilità, vertigini o persino attacchi di panico durante queste pratiche. (Non a caso, il vecchio rimedio del pronto soccorso per gli attacchi di panico è respirare in un sacchetto di carta per recuperare l'anidride carbonica e riaprire la circolazione cerebrale!). Tuttavia, continuando a praticare, la circolazione cerebrale si adatta gradualmente, permettendo di guadagnare i reali benefici di concentrazione e benessere.
Bhastrika e Kapalabhati: I Motori dell'Energia
Questi due esercizi sono altamente energizzanti.
Bhastrika: Imita il movimento del mantice. Si basa su piccoli e rapidi sbuffi d'aria (sia in inspirazione che in espirazione) attraverso il naso, respirando con il torace, partendo da 15 respiri al minuto per poi progredire.
Kapalabhati: Richiede invece una forte e drastica espirazione attiva (tramite la rapida retrocessione del ventre) e un'inspirazione completamente passiva (rilassando la parete addominale).
L'Arte del Kumbhaka (La Sospensione)
Il vero Pranayama va oltre il semplice inspirare ed espirare. Si concentra su quelle brevissime fasi in cui il respiro si sospende:
Antara Kumbhaka: Sospensione interna (a polmoni pieni).
Bahya Kumbhaka: Sospensione esterna (a polmoni vuoti).
I muscoli non passano dalla contrazione al rilassamento in modo brusco, come un interruttore della luce. Eppure, non c'è nulla di più demoralizzante per un insegnante di Yoga che sentire i praticanti far "scoppiare" l'aria dopo un'apnea, come fossero tanti palloncini bucati da un ago.
Il respiro nel Pranayama deve essere un'arte: delicato, fluido, intimo, tanto da non farsi percepire all'esterno. Più che respirare, dovrebbe essere come percepire olfattivamente il delicato profumo di un fiore, senza "stantuffare" l'aria nel naso.
Il Trucchetto Pratico: Se l'esagerata pressione toracica vi porta a far "sbottare" l'aria dopo una sospensione prolungata, provate questo: al termine di un'apnea a polmoni pieni, prima di espirare, fate una piccolissima inspirazione aggiuntiva per riattivare i muscoli e gestire il flusso in uscita. Lo stesso vale a polmoni vuoti: fate un micro-espiro prima di ricominciare a inspirare.
Guardate l'episodio 7 per perfezionare la vostra tecnica e trasformare la fisiologia in consapevolezza.

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