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Pranayama 4: Il Segreto è nell'Espirazione (e come accordare lo strumento)
Oltre la stabilità dell'Asana: ritrovare il respiro perduto per accedere alla scienza del ritmo.
Libero Gentili
5/5/20262 min leggere


“Ed ora che l'asana è stabile, lo yogin, signore di sé stesso, assumendo un'alimentazione adeguata, deve consacrarsi al pranayama, secondo la via insegnata dal guru”. (Hatha Pradipika)
In questo celebre verso troviamo tutte le condizioni necessarie per iniziare la pratica del Pranayama. Ma se per gli antichi yogin bastava affermare la parola "stabilità", per noi occidentali moderni la strada è un po' più lunga. Progresso, comodità e vita sedentaria ci hanno fatto perdere quell'integrità fisica che era naturale secoli fa.
Oggi, prima di accedere alla magia del Pranayama, dobbiamo fermarci a fare "noiose analisi" della nostra meccanica articolare per ripristinare ciò che abbiamo perduto.
Accordare lo Strumento: La Frequenza del Respiro
Il Pranayama è la "scienza del ritmo", e il suo strumento è il respiro. Immaginate una scala musicale: ciò che varia tra una nota e l'altra è la frequenza. Variando la frequenza del nostro respiro, possiamo sintonizzarci sui ritmi cosmici descritti nei testi sacri.
Ma uno strumento, prima di suonare una melodia perfetta, deve essere accordato e avere tutte le sue parti meccaniche integre. Un respiro, per trasformarsi in Pranayama, deve possedere facilità, pienezza e armonia.
L'Illusione dell'Inspirazione (e il Problema dell'Affanno)
Un atto respiratorio ha due fasi: inspirazione ed espirazione. Spesso, anche a causa di molte discipline ginniche, diamo troppa importanza all'inspirazione, cercando un senso di accumulo di energia. Questo atteggiamento è così radicato in noi che lo inneschiamo anche quando facciamo un semplice sforzo mentale, non solo fisico. Il risultato? Una respirazione superficiale e una sensazione di "affanno".
Perché succede? Il respiro è governato sia dal sistema nervoso volontario sia dal centro respiratorio autonomo (nel midollo allungato). Questo centro regola il respiro in base ai livelli di anidride carbonica nel sangue. Se ci concentriamo troppo sull'inspirazione a scapito dell'espirazione, l'anidride carbonica non viene eliminata a sufficienza. Questo eccita permanentemente il centro respiratorio, costringendoci a un respiro rapido e superficiale (simile a quello degli asmatici nei casi gravi).
La Soluzione: Riscoprire l'Espirazione e Preparare le Vie Aeree
Il primo passo indispensabile prima di qualsiasi tecnica avanzata o ampliamento toracico è realizzare che esiste anche la fase espiratoria e darle la stessa importanza dell'inspirazione.
Inoltre, lo strumento non può funzionare se i "tubi" sono ostruiti. Le narici devono essere libere. Un metodo eccellente è il Jala Neti (lavaggio nasale), seguito da pratiche come il Surya Namaskar per eliminare ogni residuo di soluzione fisiologica dalle narici.
Tre Esercizi Pratici per l'Educazione Percettiva del Respiro
Una volta preparato il corpo, possiamo iniziare a educare la nostra percezione. Sdraiatevi comodamente in posizione supina e provate questi cicli:
L'Espansione Toracica Passiva: Inspirate lentamente espandendo il torace. Trattenete per qualche istante, poi rilassatevi completamente: lasciate che l'aria esca da sola, unicamente grazie all'elasticità naturale del torace.
L'Espirazione Attiva e l'Inspirazione Passiva: Fate l'opposto. Espirate lentamente e profondamente contraendo addome e torace. Breve ritenzione a polmoni vuoti, poi rilassate i muscoli e lasciate che l'aria fluisca naturalmente nelle narici per riempire il vuoto creato.
La Respirazione Completa (con Espirazione Passiva): Inspirate gonfiando prima l'addome e poi il torace. Piccola ritenzione, poi espirate in completo rilassamento, concentrandovi sulla sensazione del "movimento passivo".
Questi esercizi portano a livello cosciente un processo vitale automatico, primo vero passo verso il Pranayama.
Guardate il quarto episodio per approfondire la teoria e farvi guidare nella pratica.

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