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Pranayama 3: Quando l'immobilità diventa massimo movimento interiore

Dalla mobilizzazione fisica alla staticità dello spirito, secondo gli antichi testi e la pratica moderna.

4/28/20262 min leggere

Fintantoché il soffio è agitato, anche lo spirito è agitato. Ma cosa succede quando il soffio si ferma?

In questa terza puntata dedicata al Pranayama, affrontiamo un paradosso fondamentale evidenziato dalla Hatha-Pradipika: mentre i testi classici ci parlano di immobilità del soffio per ottenere la fissità dello spirito , le nostre esperienze pratiche finora ci hanno spinto verso la massima mobilizzazione del respiro.
Perché questa apparente contraddizione?

In Occidente tendiamo a frazionare la realtà, separando concetti come movimento e immobilità. La "visione indiana" ci offre una prospettiva diversa: non sono forse due aspetti di una stessa realtà?
Immaginate di rallentare progressivamente un gesto ampio del braccio fino a renderlo impercettibile, ma mantenendo inalterata tutta la sua potenzialità dinamica. Chi vi osserva dal di fuori vedrà staticità, ma in voi la presenza del movimento sarà diventata interiore.

Lo Scioglimento come Prerequisito

Per poter realmente raggiungere l'immobilità del Pranayama, dobbiamo dapprima sciogliere, mobilizzare e ampliare. La nostra ampiezza respiratoria dipende direttamente dall'atteggiamento della colonna vertebrale. Se provate a inspirare profondamente mantenendo l'addome leggermente rientrato, percepirete un riflesso anche nella schiena; questo perché le costole sono riunite posteriormente sulla colonna.
L'insufficienza respiratoria spesso non è altro che lo sviluppo dei muscoli intercostali in posizione raccorciata a causa di posture non fisiologiche.

La Pratica dei Muscoli Respiratori

Il lavoro rieducativo non mira a imporre un atteggiamento standard, ma a ricercare l'equilibrio naturale del vostro corpo. Ecco alcuni esercizi fondamentali presentati in questa puntata per correggere le curve accentuate e mobilizzare la gabbia toracica.

L'importanza della retroversione del bacino e dell'addome rientrato durante l'inspirazione.
  • Esercizio 1 (Supino): Distesi in posizione supina, flettete le gambe e inserite una coperta ripiegata sotto la zona dorsale per costituire un cuneo. Estendete le braccia all'indietro, mantenendo il mento abbassato. Mantenendo l'addome leggermente rientrato, respirate tranquillamente nel torace. La fase inspiratoria provvederà a sciogliere naturalmente quel tratto della colonna. Al termine, distendetevi completamente e percepite le sensazioni.

  • Esercizio 2 (Seduti sui talloni): Con le ginocchia fortemente divaricate, allungate le braccia in avanti lasciando cadere il tronco. Adoperate la fase inspiratoria per spingere le braccia in avanti facendole scivolare sul pavimento, e la fase espiratoria per rilassare braccia e spalle. Questa non dev'essere un'azione stressante, ma il complemento naturale dell'atto respiratorio.

  • Esercizio 3 (Muscolazione Dorsale): Dopo aver sciolto le rigidità, è necessario muscolare il tratto dorsale, spesso carente di tonicità. Distesi con l'addome a terra, feet outward, e braccia lungo il corpo. Con una inspirazione, sollevate testa (nuca distesa) e torace; espirando, riappoggiateli senza crollare. Variate la posizione delle mani per progressione.

La Fase di Immobilità

Al termine di questo lavoro di scioglimento e muscolazione, dovreste percepire una maggiore "disponibilità" nel torace. Mettetevi seduti con le gambe incrociate, braccia e spalle rilassate. Percepite il respiro naturale e, progressivamente, modellatene la forma: iniziando a inspirare, espandete leggermente l'addome, proseguite nel basso del torace e poi via via verso l'alto senza sollevare le spalle.
Allorquando la mente è impregnata di questo ritmo, possiamo provare a realizzare quegli attimi di immobilità in cui il respiro inverte la sua fase.

Modellate mentalmente un ovale intorno al tronco:
  1. Con l’inspirazione accompagnate mentalmente la salita lungo il lato destro.

  2. Nel momento in cui il respiro si ferma per invertire la fase, seguitate mentalmente a muovervi lungo l’ovale.

  3. Scendete assieme al respiro lungo il lato sinistro.

  4. Ripetete arrivati alla curva inferiore.

Lasciate che la mente venga completamente assorbita da questa dinamica. Dopo un certo tempo, il respiro tenderà a sospendersi, mentre il movimento interiore acquisterà sempre maggiore dinamicità, coinvolgendovi in un ritmo che trascende gli schemi corporei, fisiologici, spaziali e temporali.

Scoprite l'interezza della pratica ascoltando l'episodio 3.