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L'Ecologia dell'Animo e il Coraggio di Affrontare l'Incognito
Libero Gentili
2/13/20262 min leggere


Benvenuti a un nuovo appuntamento con le riflessioni di "Meditazione per la vita moderna". In questa dodicesima puntata, affrontiamo un viaggio lucido e a tratti spietato nelle contraddizioni della nostra epoca, cercando di ritrovare la bussola della nostra reale essenza.
Oggi, più andiamo avanti, più tendiamo a concettualizzare, allontanandoci inesorabilmente da quello che è il vissuto diretto dell'essere umano. Ma cosa comporta questa perdita di contatto con la realtà profonda?
Nelle antiche scritture e nelle filosofie orientali, come quelle espresse nelle Upanishad, i grandi concetti (come Moksha, la liberazione) non erano semplici idee, ma pratiche vive, applicabili alla vita di tutti i giorni.
Oggi, purtroppo, stiamo assistendo a uno svuotamento di questo significato:
La filosofia è diventata spesso mero intrattenimento per letterati e pensatori, muovendosi esclusivamente su un piano concettuale.
I concetti spirituali vengono resi sempre più lontani dal nostro vissuto quotidiano.
Ascoltiamo queste idee come se fossimo a un concerto: ci emozionano per qualche giorno, ma poi l'effetto svanisce, lasciandoci esattamente dove eravamo, senza un vero interesse a farle macerare nell'animo.
Uno dei temi centrali di questo episodio è la critica alla superficialità con cui affrontiamo i problemi del mondo. Viviamo in una società che ci propone pacchetti preconfezionati per pulirci la coscienza: diamo il nostro piccolo contributo sociale e ci sentiamo a posto. Ma non è così che si risolve il mondo.
La vera rivoluzione deve essere radicale: serve un'ecologia umana dell'animo. La pulizia deve avvenire prima dentro di noi; solo quando una persona è onesta e pulita internamente, la sua ecologia interiore si riverserà spontaneamente verso l'esterno, nel comportamento sociale, senza bisogno di essere sollecitata da associazioni o da maestri illuminati che pontificano per puro prestigio personale.
La diagnosi del nostro tempo è severa: la nostra civiltà moderna ha dimenticato "l'incognito", sostituendo la genuina ricerca della conoscenza con la ricerca del potere. Questo processo richiede un sacrificio enorme: rinunciare a una visione profonda per inserirsi in una quotidianità banale, fatta di infiniti desideri e ambizioni (anche modeste) che la società ci offre per distrarci.
Viviamo in una "giungla civile" dove ognuno rincorre il proprio tornaconto.
Questa civiltà, precludendosi ogni possibilità di reale sopravvivenza spirituale, è di fatto una "civiltà suicida", destinata a sparire.
La storia umana, troppo spesso, non è il ricordo profondo della nostra natura, ma solo la descrizione dei fatti compiuti dalla "bestia" che portiamo dentro di noi nelle varie epoche.
Nonostante questo quadro possa sembrare cupo, c'è una via d'uscita. La fortuna è che questa presa di coscienza ci invoglia a interagire e ad aumentare la nostra partecipazione alla realtà.
Il sacro dovere di un uomo ponderato è quello di lasciare il mondo un po' meglio di come lo ha trovato. Dobbiamo imparare a distinguere la realtà dalle illusioni (il rapporto tra Brahman e Maya), continuando ad andare avanti e a cercare il trascendente, anche quando le condizioni esterne non sembrano favorevoli.
🎧 Ascolta l'episodio completo Per approfondire queste riflessioni e non perdere nessuna sfumatura, ti invitiamo ad ascoltare la dodicesima puntata integrale del podcast.
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