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L'Arte dell'Osservazione: Diventare il Testimone dei propri pensieri
Libero Gentili
2/24/20262 min leggere


Benvenuti al secondo appuntamento con "I Fondamenti", la nostra rubrica dedicata al recupero delle conferenze storiche di Meditazione per la vita moderna.
Nel nostro primo incontro abbiamo chiarito un equivoco cruciale: la meditazione non è un'attività della mente. Abbiamo compreso che l'uomo dinamico e moderno fallisce nel suo intento di cambiare, perché cerca di operare una trasformazione profonda utilizzando uno strumento (la mente razionale) già congestionato dal traffico quotidiano.
Oggi, in questa seconda puntata, facciamo un passo ulteriore e ci poniamo una domanda essenziale: se non dobbiamo usare la mente razionale, come dobbiamo porci di fronte al nostro mondo interiore?
Il fiume inarrestabile della mente
Il nostro errore più grande è l'identificazione. Fin da quando ci svegliamo al mattino, siamo travolti da un flusso ininterrotto di pensieri: ricordi, ansie per il futuro, giudizi, desideri e frustrazioni.
Questo flusso è automatico e caotico.
Noi ci tuffiamo in questo fiume e ci lasciamo trascinare, credendo intimamente che noi siamo i nostri pensieri.
Ogni reazione emotiva a un pensiero non fa che alimentare quel pensiero stesso, rendendolo più forte e invasivo.
Finché restiamo immersi in questa corrente, la vera meditazione è impossibile. L'anima è costantemente disturbata dal "rumore di fondo" di una mente non domata.
La nascita dell'Osservatore
La filosofia vedica e le antiche pratiche di consapevolezza ci insegnano una dinamica diversa: il distacco (o Vairagya). Non si tratta di reprimere i pensieri o di sforzarsi di non pensare – un'azione che creerebbe solo ulteriore tensione psichica – ma di cambiare la nostra posizione.
Dobbiamo imparare a "sederci sulla sponda del fiume" e guardare l'acqua che scorre.
Questo significa far emergere la figura del Testimone o dell'Osservatore interiore:
Osserva senza giudicare: Lascia che il pensiero si manifesti, guardalo con lucidità, ma non etichettarlo come "buono" o "cattivo".
Non farti agganciare: Se emerge un pensiero di rabbia o di ansia, non seguirne la trama. Lascialo transitare nello schermo della tua coscienza, come una nuvola che passa nel cielo.
Il silenzio tra i pensieri: Sviluppando questa abitudine distaccata, i pensieri, privati della tua energia reattiva, inizieranno gradualmente a diradarsi, rivelando lo spazio di profondo silenzio che esiste tra un pensiero e l'altro.
Dalla teoria alla pratica quotidiana
In questa fase, non vi è nulla di mistico. Si tratta di un'operazione di estrema lucidità e realismo. L'uomo moderno deve recuperare la capacità di non farsi tiranneggiare dai propri contenuti mentali. Solo quando riusciamo a separarci dal nostro pensiero possiamo sperare di comprendere la realtà profonda che ci circonda, senza i filtri deformanti dell'ego e della personalità esuberante.
Ascolta l'episodio completo
Ti invitiamo ad ascoltare l'audio integrale di questa seconda conferenza, per lasciar macerare questi concetti e iniziare a sperimentare, fin da oggi, la posizione del Testimone.
La rubrica "I Fondamenti" torna martedì prossimo. Esplora l'intero archivio e le nuove uscite sul sito ufficiale di Eudemonia Podcast.
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